Avere successo nel lavoro, mantenere i nervi saldi e gestire la quotidianità richiede energia. Spesso, però, le risorse migliori vengono bruciate ancora prima di scendere in campo, a causa di un avversario invisibile: la nostra stessa testa. Accade quando un semplice dubbio si trasforma in un cortocircuito di pensieri che non lascia tregua, specialmente di notte. Si chiama overthinking, ed è quel meccanismo che ci porta a visualizzare, fotogramma per fotogramma, il peggior finale possibile per una riunione, un progetto o una relazione.

Per dare una forma concreta a questo blocco, il centro medico digitale Serenis ha lanciato la campagna “La tua ansia presenta”, portando nei cinema e nelle strade italiane locandine e trailer di film fittizi ma spaventosamente realistici, con titoli come “Andrà tutto male”, “Non piaccio a nessuno” o “Prima o poi mi lascia”. Un modo diretto per smascherare un problema che riguarda da vicino la salute mentale di molti uomini.

Overthinking e film mentali: la differenza tra riflettere e subire un loop

Il vero problema del rimuginio costante è che si traveste da pianificazione, ma in realtà è solo un vicolo cieco. Esiste una linea di demarcazione netta tra la riflessione utile, quella che analizza un problema per trovare una via d’uscita, e l’overthinking puro. Quest’ultimo non produce soluzioni: si limita a consumare calorie mentali, convincendoci che i disastri immaginati stiano già accadendo. Ci si ritrova così immobilizzati, prigionieri di una sceneggiatura catastrofica scritta dall’ansia che logora la concentrazione e le performance quotidiane.

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Serenis

Etichettare l’ansia per disinnescarla

Per spezzare questa catena non servono sforzi titanici, ma un allenamento mentale mirato a modificare le nostre risposte cognitive. Agnese Cannistraci, psicoterapeuta e Direttrice clinica di Serenis, suggerisce di iniziare trattando questi pensieri esattamente come prodotti di finzione. Il primo passo è identificare il genere narrativo del dramma che ci stiamo creando. “Riconoscere che la mente sta orchestrando un film catastrofico”, spiega Cannistraci, “permette di etichettare il pensiero come un semplice prodotto dell’ansia”. Questo esercizio crea un distanziamento immediato: non siamo più i protagonisti indifesi della storia, ma spettatori distaccati che possono scegliere di cambiare canale.

Il reset fisico per resettare la mente

Cosa fare, invece, quando il flusso diventa così ossessivo da impedire il sonno o la lucidità? La risposta non sta nel contrastare il pensiero con la forza, ma nello spostare il focus sul corpo e sull’ambiente circostante. “Può essere utile interrompere il flusso attraverso un cambiamento fisico dell’ambiente”, evidenzia la psicoterapeuta. Cambiare stanza, focalizzarsi su stimoli sensoriali tattili o visivi serve a ritrovare il radicamento nel presente.

Tra le tecniche più efficaci c'è il metodo del 5-4-3-2-1, un vero e proprio interruttore d'emergenza che costringe il cervello a mappare lo spazio reale. Funziona elencando mentalmente cinque cose che puoi vedere intorno a te, quattro che puoi toccare con mano, tre rumori che puoi sentire, due odori e un sapore. Questo esercizio sposta l'attivazione cerebrale dai pensieri astratti ai cinque sensi: toglie carburante all'ansia e interrompe la trasmissione del film mentale prima che diventi paralizzante.

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